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—  Ossigeno, Edizioni E/O (2019)

Il punto non è che mio padre è mio padre.
Il punto è che sono suo figlio.

 

Sacha Naspini porta aria nuova nel romanzo italiano: un soffio di mistero e poesia. Dopo il successo delle Case del malcontento l’autore offre ai lettori nuove emozioni, nuovi brividi, nuove sorprese e nuovi turbamenti.

Di fronte all’orrore di un fatto di cronaca tutti si chiedono cosa l’abbia generato, cosa sia successo prima. Nessuno si chiede invece cosa succede dopo, e cosa possa ancora generare quell’orrore a cui pensavamo di essere sopravvissuti.

Laura scompare nel nulla il 12 agosto del ’99, a otto anni. Viene ritrovata in un container il 6 ottobre del 2013. Adesso di anni ne ha ventidue. Luca sta cenando con suo padre, i carabinieri irrompono, portano via l’uomo. Le accuse mosse nei confronti dello stimato professor Carlo Maria Balestri sono gravissime: dietro la facciata di un antropologo di fama si nasconde il Male. Suo figlio non può che assistere alla scena, impotente. Cosa succede se un giorno scopri che la persona che ti ha generato è un mostro? Ossigeno è la storia di ciò che resta. La cattura del maniaco non è la fine di un incubo: segna l’inizio di nuove vite. L’esperimento perverso del professor Balestri continua: non imprigiona più delle bambine in una scatola di ferro, ci sono altre gabbie con le quali in molti devono confrontarsi. Per esempio quella genetica, del sangue, da cui Luca non ha via d’uscita. E com’è parlare a una figlia sopravvissuta a quattordici anni di reclusione? Laura sorride, si comporta come una ragazza normale. Ma a volte è colta da una sorta di raptus: dopo essersi persa nella città entra in un bar qualsiasi e si chiude in bagno. Se può, resta lì anche per un’ora. È il suo modo per riprendere fiato e poi tornare all’aperto, in apnea. Qualcuno è lì, la sta seguendo e lei lo sa. La domanda che continua a risuonare è questa: chi ha rinchiuso chi?

—  Le case del malcontento, Edizioni E/O (2018)

Con una lingua piena di venature dialettali, ma classica e allo stesso tempo straordinariamente letteraria, Sacha Naspini crea una storia potentissima, un’epopea del margine che si fa universale.

Un romanzo che gioca con suggestioni care al thriller psicologico, al gotico rurale e al memoir storico. Un’indimenticabile Spoon River dei nostri giorni.

C’è un borgo millenario scavato nella roccia dell’entroterra maremmano, il suo nome è “Le Case”. Un paese morente. Una trappola di provincia. Un microcosmo di personaggi che si trascinano in un gorgo di giorni sempre uguali: buongiorno, buonasera, e sorrisi che già assomigliano alla grinta di un teschio. Fino al giorno in cui la piccola comunità viene sconvolta dall’arrivo di Samuele Radi, nato e cresciuto nel cuore del borgo vecchio e poi fuggito nel mondo. Il suo ritorno a casa è l’innesco che dà vita a questo romanzo corale: la storia di un paese dove ognuno è dato in pasto al suo destino, con i suoi sprechi, le aspettative bruciate, le passioni, i giochi d’amore e di morte. Perché a Le Case l’universo umano non fa sconti e si mostra con oscenità. Ogni personaggio lascia dietro di sé una scia di fatti e intenzioni, originando trame che si incrociano, si accavallano, si scontrano dopo tragitti capaci di coprire intere esistenze. A Le Case si covano segreti inimmaginabili, ci si vende, si ammazza, si disprezza, si perdono fortune, si tramano vendette, ci si raccomanda a Dio, si vendono figli, si vive di superstizioni, si torna per salvarsi, si tradisce, si ruba, ci si rifugia, si cerca una nuova vita, si gioisce per le disgrazie altrui. Talvolta, inaspettatamente, si ama.

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—  Ciò che Dio unisce, Piano B (2014)

Per Marta e Michele è arrivato il grande giorno! I parenti sono giunti da ogni angolo d’Italia. Ci sono gli amici di lui, la band storica in cui ancora canta lei… È una festa bellissima. Alla fine della giornata, i due raggiungono la loro nuova casa in collina – enorme, e isolata. Vogliono solo passare la prima notte di nozze insieme e la mattina dopo partire per un lungo viaggio intorno al mondo. Ma subito si accorgono che c’è qualcosa di strano: qualcuno ha preparato degli scherzi di benvenuto. All’inizio è divertente seguire le tracce di quella “caccia al tesoro”. Però, con il passare del tempo, la faccenda assume toni inquietanti. Si susseguono prove e indovinelli, e i due sposini iniziano a chiedersi: conosco davvero la persona che ho portato all’altare? E gli scherzi: è solo goliardia o c’è dell’altro? Tuttavia Marta e Michele si sono appena fatti una promessa di amore eterno. E si sa: niente e nessuno può separare Ciò che Dio unisce

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—  Il gran diavolo, Rizzoli (2014)

I colpi d’artiglieria sovrastano il fracasso del metallo delle armature e le grida dei soldati all’attacco. Della guerra e della morte, però, non ha paura Giovanni: lui è un Medici, nelle sue vene scorre sangue nobile, ma combattivo e fiero, e ogni giorno affronta il nemico alla testa delle più feroci truppe mercenarie d’Italia, le Bande Nere. Il campo di battaglia è grigio, freddo, immerso nella nebbia, eppure i suoi uomini lo seguirebbero anche all’inferno. Tra questi marcia Niccolò, un giovane soprannominato il Serparo per l’inquietante abitudine di tenere tre o quattro serpenti avvolti intorno al braccio. Custode di una sapienza antica, si affida loro per conoscere il futuro. Perciò gli altri soldati lo tengono a distanza, ma presto conquisterà la fiducia del Capitano, riuscendo a penetrarne lo sguardo severo. E dove Giovanni lo avesse posato, là Niccolò si sarebbe fatto trovare, al suo fianco, in mezzo alla mischia. Sempre. Sacha Naspini, con una lingua affilata che si misura con il dolore, il male, la morte, racconta di un’amicizia e di quello scorcio di ‘500 che fu uno tra i momenti più tumultuosi della Storia d’Italia, quando ogni cosa stava cambiando, e tutti tradivano tutti. E lo fa attraverso un personaggio che incarna perfettamente il suo tempo, quel Gran Diavolo disposto a tutto per dominare la sorte e gli uomini. E continuare a combattere.

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—  Il canile, Guanda (2013) *Romanzo breve contenuto ne Il momento del distacco

La fine che affligge, che porta sollievo, che qualche volta fa addirittura sorridere. I nove autori italiani raccolti in questa antologia raccontano il momento del distacco in tutte le sue manifestazioni. C’è il dolore senza fine di un padre di fronte alla morte del figlio nel racconto di Maurizio de Giovanni, e c’è la morte che è una trappola per il serial killer più efferato di tutti i tempi, quel Ted Bundy condannato a continue e sempre più difficili reincarnazioni, con Phil Collins a fare da straziante colonna sonora tra una morte e l’altra, nel racconto di Gianluca Morozzi. C’è la scomparsa in un mondo del futuro, con scenari inquietanti, immaginata da Gianni Biondillo, e quella in un presente altrettanto grottesco e disturbante, come nel racconto di Sacha Naspini. E c’è un vecchio che sente la vita evaporare, a poco a poco, mentre la mente funziona ancora bene, e questa consapevolezza gli dà pace, come nel racconto di Marco Vichi. Tante le sfumature: i modi di morire, di vivere la morte, le morti bianche e quelle nerissime, le morti provocate e quelle subite, le morti accidentali, violente, dolcissime e via decedendo… in un susseguirsi vitalissimo di storie e toni narrativi variegati.

—  Le nostre assenze, Elliot (2012)

Due ragazzini scoprono una tomba etrusca e decidono di scavarla di nascosto da tutti dopo la scuola. Vent'anni dopo una bambina viene rapita in America e rinchiusa nella stanza di una pensione, insieme a un gattino di nome Spunky. Cosa unisce i due eventi? "Le nostre assenze" è il racconto di questi due decenni e degli avvenimenti che hanno coinvolto tre generazioni di una famiglia toscana, di un uomo in fuga dai campi di concentramento, di una donna che ritrova il suo primo amore dopo una vita intera. Ma è anche la storia di un padre incapace di affrontare il proprio ruolo e di una madre troppo giovane per proteggere il figlio, di un ragazzino povero che vive nelle case popolari "al di là della rete" e di una sete di vendetta che consuma tutta un'esistenza. Sacha Naspini narra i sentimenti intensi e contraddittori dell'adolescenza, il passaggio improvviso all'età adulta, la smania inesorabile e cieca di rivalsa e, insieme, la forza invincibile dell'amore e della speranza. O, semplicemente, il desiderio di un posto chiamato "casa".

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—  Pagalomòssa!, Perdisa Pop (2012)

Due ragazzini. Una noiosa domenica d’estate. Il cantiere di un albergo in costruzione. E un gioco, il Paga la mossa, che nella sua variante più spietata ha regole precise. Più che un passatempo è una prova, una sfida, una questione d’onore. Intorno «le strade sono deserte, basta alzare gli occhi per guardare lontano e le cose diventano liquide, sembra che siamo tutti dentro un acquario gigante». Ma i due giovani protagonisti di questa storia ignorano che il posto in cui si trovano riserva delle sorprese… Un racconto da leggere d'un fiato. Un’incalzante parabola sull’adolescenza e i suoi imprevedibili pericoli.

—  Cento per cento —Intervista integrale, Perdisa Pop (2011)

"Sono nato pugile, con la testa da pugile, il modo di camminare da pugile e tutto il resto. Al cento per cento. Non al settanta o al novantanove. Al cento per cento, signori miei. E uno così, in questo mondo di pugili al sessanta e all'ottanta per cento, fa baldoria, credetemi". Così si presenta Dino Carrisi, immigrato italiano che ha iniziato con gli incontri clandestini per poi diventare due volte campione del mondo. Un grande boxeur che avrebbe continuato a vincere, se non fosse finito in carcere per l'omicidio della moglie. Da anni vive barricato in casa, malandato, scontroso, dedito al fumo e all'alcol. Oggi però ha deciso di concedere un'intervista in esclusiva. Ed ecco il documento integrale di quell'intervista, ecco che dalla sua voce affiora lo spettacolo di una vita non comune, dai primi incontri illegali alle luci sfavillanti della fama, dall'amore al rapporto con il suo allenatore, e poi gli incontri, i pugni, le sfide. Ad affiorare, però, sarà anche un'altra verità, una verità che arriva alla fine come un cazzotto ben preparato e assestato: il degno finale per un campione incapace di finire al tappeto.

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—  Noir Désir — Né vincitori né vinti, Perdisa Pop (2010)

Il 26 luglio 2003, in un albergo di Vilnius, Bertrand Cantat, leader dei Noir Désir, schiaffeggia a più riprese la sua compagna, Marie Trintignant. La notizia fa il giro del mondo. Marie entra in coma, morirà qualche giorno dopo. Bertrand tenta inutilmente il suicidio. Il tribunale lituano lo condanna a otto anni di carcere per omicidio colposo. Dopo avere scontato metà della pena, Cantat ottiene la semilibertà, ritorna insieme alla moglie Kristina, madre dei suoi due figli, che non lo aveva abbandonato durante il processo e la detenzione. Quando si parla con insistenza di un nuovo disco in uscita, l'11 gennaio 2010 Kristina si suicida mentre Cantat dorme nella stanza accanto. Sembra un sipario che cala una volta per tutte.

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—  I Cariolanti, Elliot (2009)

Campagna toscana, 1918. Per non partire soldato nella Prima guerra mondiale, un uomo nasconde suo figlio di nove anni e sua moglie in un buco scavato nel bosco. Lì dentro la famiglia passa quasi tutto il tempo, il padre esce solo per prendere l'acqua e per cacciare, ma a volte il cibo non si trova e allora bisogna affondare le dita nella terra umida per vedere se salta fuori un baco o una radice da masticare, oppure rassegnarsi a mangiare carne umana. Inizia così l'avventura di Bastiano, che cerca di riscattare la sua vita solitaria e animalesca innamorandosi di Sara, la figlia del padrone per cui va a lavorare come aiutante stalliere. Ma il fango quasi mai incontra la luce, e allora finirà per sporcarsi totalmente, uccidere colpevoli e innocenti, scappare, trasformarsi in un animale da preda, perdersi, per poi ritrovarsi anni dopo in quella tana in mezzo al bosco, la sua vera casa. "I cariolanti" è un romanzo di deformazione, selvatico e rabbioso, dove la vera protagonista è la bestialità, non la bestialità malvagia e gratuita, ma quella istintiva e viscerale di chi uccide per sopravvivere. Una favola nera in tredici istantanee dove si respirano atmosfere che vanno da Truffaut a Stephen King, alle "Fiabe italiane" di Calvino.

 

CORPI FREDDI AWARDS 2010

Secondo classificato nella sezione Miglior romanzo dell’anno

Terzo classificato nella sezione Miglior autore italiano dell’anno

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—  Never alone, Voras (2009)

C'è la città che urla la sua grigia disperazione e c'è la scuola che trasuda l'arroganza degli adolescenti convinti di avere il mondo in mano. Ci sono due ragazzini, Art e Ruben, e c'è anche una pistola. Insomma, gli ingredienti ci sono tutti, eppure non è la solita storia.

 

Finalista al premio

Editoria di qualità 2009

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—  L’effetto Kirlian, Sered/Sprea (2008)

     *Romanzo uscito per il circuito delle edicole con il titolo Diario di un serial killer

Un thriller raffinato in cui si analizza con il rigore di una ricerca scientifica l'impulso a uccidere. Mai un serial killer è stato più affascinante e ricco di umanità del protagonista di questo diario dell'orrore. Non è solo un romanzo d'evasione, è un trattato su un fenomeno che ci riguarda tutti: c'è qualcuno che ci vuole morti, ed è il più insospettabile tra quelli che abbiamo vicino.

È l'esordio clamoroso di un autore dall'inventiva strepitosa e dallo stile straordinariamente incisivo. Una storia che fa riflettere: dopo averla letta, l'omicidio appare sotto una luce del tutto nuova. E ancora più terrificante.

—  I sassi, Il Foglio (2007)

Maggio 2014. Quarta edizione per un romanzo che ci accompagna in un viaggio tra passato e presente. Una trama crudissima e appassionante, piena di astio e vecchi rancori, dove amore e odio si rincorrono e sono elementi inscindibili. Da un lato un uomo misterioso, dall’altro una giovane prostituta di nome Eva, entrambi con i loro segreti, le loro storie alle spalle. Praga ascolta e assorbe i ricordi provenienti dai lati opposti dello stesso tavolo. Impossibile non restare imprigionati dalla trama. Persi, del tutto. Sacha Naspini supera se stesso. È capace di scrivere un romanzo che è un noir elegante, sensuale, crudele.

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—  L’ingrato — Novella di Maremma, Il Foglio (2006)

“Una storia di provincia che merita di essere letta per il suo realismo, la sua franchezza, la sua verità. Un libro che alterna il vociferare corale del popolo all’azione del testo. Un personaggio, quello di Luigino Calamaio, che difficilmente finirà nel dimenticatoio. Un uomo genuino, che verrà ricordato per la sua profonda e fragile umanità.”

Giulia Zanfi