ERA LUIGI BERNARDI

Mi piombava addosso con una telefonata alle nove di sera, quando le persone normali cominciano a mettere in tavola. «Naspini, ho prenotato. Domani sono lì. Svegliati presto.» Perché Luigi Bernardi era mattiniero. Una cosa che ho sempre perdonato male, anche a quelli che mi stanno simpatici. In macchina non funzionava il riscaldamento. Giravo un pezzo di Maremma a caso, e nel frattempo parlavamo. Anzi: parlavo, a quell’ora insana. Lui sembrava un totem. Restava affondato nel cappotto, lo sguardo avanti. E mi folgorava con domande inutili, tipo: «Stai scrivendo?». Nel pronunciare la risposta sentivo tremare i polsi: «Ovvio». Sennò c’è un’esistenza data ai maiali. Seguivano ettari di silenzio.

"LE CASE DEL MALCONTENTO" SU IL LIBRAIO, A CURA DI ORIANA MASCALI

«Ci sono volte in cui la potenza di un libro risulta direttamente proporzionale alla difficoltà di parlarne. In cui la lettura è talmente viva da lasciare senza fiato. [...] Il risultato di questo violento strapparsi la pelle e lasciare i nervi e la carne scoperti è una perla della narrativa italiana contemporanea.» LEGGI LA RECENSIONE

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